Un occhio lineare.

Stamattina c’era un cane che si aggirava nei campi attorno casa.

Faceva su e giù lungo un viottolo che costeggia la roggia. Io facevo su e giù mentre aspettavo.
Il paesaggio velato e ghiacciato, il silenzio, e il suo sgambettare rapidissimo. Forse cercava qualcosa. Ogni tanto mi lanciava un’occhiata rapida.  Mi faceva pena. Un bastardo dei campi, con il muso marrone e nero. Ho attraversato la strada e sono andata nel campo verso di lui, camminando lentamente.

Si è bloccato appena mi ha notato. Una zampa alzata. Forse muore presto, ho pensato. Fa troppo freddo, non può restarsene per i campi. Magari ha un posto dove stare. Ed è libero di andarsene quando vuole. Un bastardo libero. Ho acceso una sigaretta e mi sono seduta su un muretto di pietra abbandonato. Ho pianto per la desolazione di noi due, lì nel campo.
E’ tronato a fare su e giù ancora un po. D’un tratto poi si è avvicinato. Con la sua camminata rapidissima ha fatto un giro rapido del muretto e si è seduto proprio davanti a me. Gli occhi neri, scuri. Disperati, senza estiazione, rapidi.


come un animale che non sa capire
guardo il mondo con occhio lineare
come un animale che non sa cos’è il dolore
guardo il mondo con occhio lineare
come un animale che non può capire
guardo il mondo con occhio lineare
come un animale nel tempo di morire
cerco un posto che non si può trovare

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