Rumore di fondo.

Eccesso di esposizione. Un rumore assordante fatto di notifiche, di alert, di notizie flash, di recensioni pilotate, notizie abominevoli quelle continuamente, poi colpi di scena, politichese, crisi finanziaria, niente futuro, dobbiamo riprogarmmare tutto, tutte le nostre vite intendono dire.

E bip, tril, knoc knoc. La mia bramosia di nutrire le mie curiosità presta un fianco infallibile, il cavallo di troia del rumore, la mia necessità di essere soggiogata e affascinata dalla letteratura, dai libri, dai saggi, da cosa accade, a chi accade e le storie, le biografie. Poi c’è l’inserto imperdibile della domenica, c’è il romanzo da finire, rivedere la bozza per l’ennesima volta, e le poesie e trovare qualcuno che ne dia un giudizio e lavare i piatti mentre corro e rincorro quei piatti, come al circo, sulle aste verticali, giro, giro, corro perchè altrimenti perdono velocità e cadono e allora corro corro.

Ma arriva un altro bip e tralascio. Corro. Lettura veloce. Lettura veloce. Non mi resta niente. Va tutto perduto nel miraggio di risucchiare ciò che mi affama. Leggi, leggi, guarda là, non perderti quel fatto, trova il tempo di leggere questo, mettilo nei preferiti, archivia la mail per leggerla poi tanto si sincronizza tutto quanto, non c’è tempo.

Affanniamo il tempo stesso cercando di guarire dalla malattia che ce lo fa subire, di guardire dall’eccesso di ricevibilità di ogni cosa e questo ogni cosa è niente altro che fuffa gonfiata ad arte, di speudo politica, di speudo cultura. Poi altre notifiche, i social network e il mio network biologico che sopravvive, fortunatamente, mi insulta e mi fa venire il mal di testa.

Ridammi il tempo dell’ozio, vita, fosse anche una resa incondizionata. Come ieri, a raccogliere margherite, seduta nel campo.

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