Diario di un seduttore.

Da Diario di un seduttore.
Søren Aabye Kierkegaard

Così i giorni passano. Io la vedo ma non le rivolgo la parola. Parlo invece con la zia in sua presenza. Ma quando viene la notte, a volte, sono preso da un tale desiderio di dar sfogo al mio amore…. Allora mi avvolgo nel mantello e, con il berretto calato sugli occhi, vado fin sotto la sua finestra. La sua camera da letto si affaccia sul giardino, ma è visibile dalla strada, poichè la casa sorge sull’angolo. Talvolta lei si avvicina un attimo alla finestra, oppure la apre per guardare il cielo stellato, da nessuno notata se non da colui dal quale meno se l’aspetterebbee. In queste ore della notte io vago come uno spettro e come uno spettro abito la sua casa. E dimentico tutto, non ho più piani, non faccio più calcoli, butto via la ragione; allargo e fortifico il mio petto con profondi sospiri, esercizio di cui ho bisogno per non essere schiacciato dalla sistematicità del mio comportamento. Ci sono uomini virtuosi di giorno e dissoluti di notte: io di giorno simulo, e la notte bramo. Se lei mi vedesse là, se potesse scrutare nella mia anima, se lei potesse!

Se questa ragazza si conoscesse davvero, dovrebbe ammettere che io sono l’uomo per lei. E’ troppo impulsiva, troppo sensibile per poter essere felice nel matrimonio. Arrendersi a un seduttore qualsiasi per lei sarebbe troppo poco. Cedendo a me, invece, ella preserverebbe dal naufragio l’interessante. Per usare un’espressione cara ai filosofi, ella con me deve rovinarsi.

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