Qui, ciò che conta è poter dire alla fine: zitti tutti, lo ha detto la Rete. La fonte di democrazia suprema. Poco importa se poi quella Rete non esiste e quella che viene spacciata per iperdemocrazia dal basso è una democrazia rovesciata, cioè una illusione di democrazia, che procede dall’alto verso il basso, come il «centralismo democratico» dei partiti comunisti (il comitato centrale nominava la direzione e questa i membri dell’assemblea, anziché il contrario). Poco importa, infine, se l’intera realtà e quindi anche gli esseri umani sono considerati soltanto un unico, grande sistema informativo, una Rete di reti – questo il nuovo dogma – in cui ciò che rileva sono i numeri, la folla, anzi l’ideologia della folla, disancorata dalla realtà reale perché ormai completamente e fideisticamente immersa in quella virtuale.

Il Blog di Carlo Vulpio

Tutto sommato dobbiamo esser grati all’esplosione pervasiva della «realtà virtuale», perché può farci tornare a capire e ad apprezzare la indispensabilità della «realtà reale». Soprattutto in quella parte della sfera pubblica – la politica – in cui si vuol dare a credere che la Rete e tutto ciò che è virtuale sia la Verità, la Luce, la Via, e dunque sia sinonimo di migliore democrazia, più ampia partecipazione, vera trasparenza, perfetto meccanismo di checks and balances, controlli e contrappesi. Quando invece è vero tutto il contrario.
Questa convinzione – che tuttavia non è il frutto di una furia iconoclasta anti Internet, quanto piuttosto della disillusione di chi in buona fede aveva creduto in un sogno – si sta radicando con sempre maggiore forza non solo tra gli spiriti più critici e gli studiosi più attenti e disinteressati della Rete (Evgeny Morozov, Andy Clark), ma anche tra quegli stessi…

View original post 947 altre parole

Annunci

Devi avere effettuato l'accesso per pubblicare un commento.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: