Niente Vittorini, ma Volo si?

Leggo quasi ogni domenica l’inserto de Il Corriere della Sera, La Lettura.

Alcune settimane fa mi sono imbattuta in un articolo che trattava di studenti e nuove tecnologie, forse perchè il ministro aveva buttato lì che ci voleva il tablet in classe. Voglio dire, la tecnologia deve essere presente ovunque? Non so, io credo di no. Cmq, detto questo, ci tenevo a proporre un piccolo richiamo ad un’intervista a Duccio Demetrio, docente di Filosofia dell’educazione all’Università Bicocca di Milano

Fa notare che “la deconcentrazione continua è una vera patologia: i ragazzi sono sottoposti a ripetuti attraversamenti di altri linguaggi”.
Poi aggiunge: “nelle scuole superiori le occasioni per avvicinarsi alla lettura vengono affidate ai programmi tradizionali che oltretutto, per quanto riguarda la letteratura, non comprendono il mondo contemporaneo, quello che potrebbe interessare di più gli studenti. Perché non far leggere Ammaniti o la Tamaro o anche Volo? Perché non studiare iniziative semplici che coinvolgano gli studenti e i testi in modo attivo? Insomma dovremmo interrogarci su che cosa viene proposto per creare un’abitudine alla lettura”.
A me queste interviste fanno paura: voglio dire, niente D’Annunzio ma Ammaniti?

Niente Pavese, Montale, Svevo o Vittorini, ma Fabio Volo che è più semplice?

Con questo Demetrio, alla fine, un caffè lo prenderei, quanto meno perchè poi ci mette una pezza: “la lettura richiede solitudine, silenzio, ritorno alla propria intimità mentre la caratteristica delle nuove generazioni sembra invece il bisogno di relazionalità, di confronto pubblico”.

 

L’articolo: Spegnete sms e tablet, i ragazzi non sanno leggere. link.

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