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My library

E’ proprio vero che le librerie personali sono tutte uguali.

Questa è firmata dal geniale Tom Gauld.

Libri, Librerie, Tom Gauld

 


Atlante delle isole remote

“Atlante delle isole remote” di Judith Schalansky

Questo libro è un sogno attorno al mondo, nei meandri di isole sperdute, remote, irraggiungibili.

E’ un’idea regalo dalla quale stento a separarmi.

Qui c’è un’ottima recensione.


Come il libro sta all’ebook…

Stefano Montefiori dalle pagine del Corriere ieri parla di pertesa. Si, quella dell’83enne Milan Kundera che dice: “quel che mi sta a cuore in questo momento è una cosa più concreta: la biblioteca. Parte da questo Kundera per giustificare la sua “pretesa”, come la definisce il giornalista.

Partiamo dall’inizio, a giugno è stato conferito allo scrittore francese di origine cecoslovacca  un premio alla sua opera omnia conferitogli dalla Biblioteca Nazionale di Francia. Nel breve discorso a porte chiuse che lo scrittore pronuncia in occasione del conferimento del premio, dice: “non ho alcuna voglia di parlare di letteratura, della sua importanza, dei suoi valori”. Poi aggiunge “questa parola dà al premio che avete la bontà di accordarmi una strana nota nostalgica, perché il nostro tempo comincia a mettere i libri in pericolo. È a causa di questa angoscia che, da molti anni ormai, aggiungo a tutti i miei contratti, in qualsiasi Paese del mondo, una clausola in base alla quale i miei romanzi non possono essere pubblicati che sotto la forma tradizionale del libro. Affinché li si possa leggere solo su carta, non su uno schermo».

L’autore del famoso ‘L’insostenibile leggerezza dell’essere” di “Lo scherzo”, “Il valzer degli addii” e “amori ridicoli, per citarne qualcuno, ha il diritto di scegliere come viene divulgata la sua opera? La pretesa è qualcosa di anacronistico? Davanti alla tecnologia e alla sua forza centripeta di inghiottirci nelle scelte obblgate del “progresso”, cede il passo anche la volontà di un creatore, di uno scrittore che non vuole che le sue parole (come pezzi di lui) non finiscano su uno smart phone, tra le notifiche di sms, social network e via dicendo?

E’ così fagocitante l’era della comunicazione? Non è più l’era delle libertà?

“Voglio che i miei romanzi restino fedeli al libro per come lo conosco dalla mia infanzia. Fedeli al libro, e alla biblioteca”, parola di Milan Kundera.

Mi piace leggere queste convinzioni, mi piace perchè mi consola, perchè le condivido. Mi piace sapere che per qualcuno, e siamo in tanti, il libro è da possedere, conservare su uno scaffale per poterlo guardare, carezzare, risfogliare dopo un giorno, o dopo anni.

Matteo B. Bianchi, scrittore, tempo fa disse che: “Io sono un lettore di e-book. Lo sono per scelta in alcuni casi e per costrizione in altri. Continuo a preferire il cartaceo quando la lettura è un piacere. Quando il libro non solo lo voglio leggere, ma possedere e conservare alla fine della lettura, posizionarlo su uno scaffale della libreria che ho di fronte a me quando scrivo e ritrovarne il dorso colorato quando alzo gli occhi dalla tastiera. Io nei libri un po’ mi ci specchio. Sono questi libri che ho di fronte che mi hanno cresciuto e formato, è a loro che devo molto di ciò che sono. Della loro presenza fisica io sento la necessità”.


Diario di un seduttore.

Da Diario di un seduttore.
Søren Aabye Kierkegaard

Così i giorni passano. Io la vedo ma non le rivolgo la parola. Parlo invece con la zia in sua presenza. Ma quando viene la notte, a volte, sono preso da un tale desiderio di dar sfogo al mio amore…. Allora mi avvolgo nel mantello e, con il berretto calato sugli occhi, vado fin sotto la sua finestra. La sua camera da letto si affaccia sul giardino, ma è visibile dalla strada, poichè la casa sorge sull’angolo. Talvolta lei si avvicina un attimo alla finestra, oppure la apre per guardare il cielo stellato, da nessuno notata se non da colui dal quale meno se l’aspetterebbee. In queste ore della notte io vago come uno spettro e come uno spettro abito la sua casa. E dimentico tutto, non ho più piani, non faccio più calcoli, butto via la ragione; allargo e fortifico il mio petto con profondi sospiri, esercizio di cui ho bisogno per non essere schiacciato dalla sistematicità del mio comportamento. Ci sono uomini virtuosi di giorno e dissoluti di notte: io di giorno simulo, e la notte bramo. Se lei mi vedesse là, se potesse scrutare nella mia anima, se lei potesse!

Se questa ragazza si conoscesse davvero, dovrebbe ammettere che io sono l’uomo per lei. E’ troppo impulsiva, troppo sensibile per poter essere felice nel matrimonio. Arrendersi a un seduttore qualsiasi per lei sarebbe troppo poco. Cedendo a me, invece, ella preserverebbe dal naufragio l’interessante. Per usare un’espressione cara ai filosofi, ella con me deve rovinarsi.


La mia vita di uomo, Philip Roth.

[…]
“Avrei voluto appendere sopra la cattedra un cartello con scritto: in quest’aula chiunque venga sorpreso a usare la propria immaginazione sarà fucilato.

Quanddo davo loro una lezione, nel senso genitoriale della parola, la mettevo in termini più cortesi: non potete limitarvi a propinare le vostre fantasie chiamandole finziione. Dovete basare i vostri racconti su ciò che conoscete. Attenetevi a quello, altrimenti alcuni di voi tendono al sogno a occhi aperti oppure all’incubo, al sublime, al romantico e non va bene. Cercate di essere precisi, accurati, misurati.”