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La Festa della Mamma.

si presenta son Violetta

Mi piace questa immagine che ritrae una filastrocca composta mentre ero in attesa di mia figlia. Mi sembra ancora impossibile, come nel momento esatto in cui vidi quel profilo durante l’ecografia. Forse ero più stupita ancora alla prima ecografia, quando sentii il suo battito cardiaco mentre la guardavo nel monitor: era un esserino con testa, corpicino e piccolissime  gambette. Il tutto in meno di tre cm in tutto.
In quel momento, ricordo, il concetto di vita e del suo inizio, cambiò radicalmente. Rimasi folgorata. Quel suono, quel cuoricino che batteva regolare, è il suono più rivoluzionario che abbia mai sentito. Almeno lo è stato per me.
Per lei, per Violetta che sgambetta, farei qualsiasi cosa. Che sia sempre più spesso criticata per questo, poco mi importa. La maggior parte sono persone che non hanno conosciuto l’amore, almeno non come l’ho conosciuto io.

Domenica è la Festa della Mamma, ennesimo contentino per donne.
Per di più mi pare di avere un’idea di cosa possa essere il lavoretto che hanno messo insieme per l’occasione all’asilo.
Temo proprio che sia una specie di ritratto della madonna con tanto di fiorellini attorno. Sorbole. Meno male che è la festa delle mamme, altrimenti…. 🙂

Ma si, supererò anche questo.

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Felicità

Sono giorni e giorni
di un’unica felicità
sola
rimasta: ascoltare il suo respiro
infantile,
nella notte immobile
per me insonne,
con il viso paffuto
spalmato dalla luce del lampione
qui fuori dalla sua finestra.


Bimba felice con palloncini

image

Violetta.


Irreale realtà.

E’ un pò come stare dentro ad una sorta di acquario. Ci sono cose che percepisco snodarsi nella realtà: mi sento nella realtà. Forse perchè ne fa parte ciò che riesco a controllare.

Poi ci sono altre cose, fatti, momenti, dinamiche che non fanno parte della realtà perchè sono una mia rappresentazione. Più che altro l’andamento di qualcosa che fa su e giù dentro di me. Quegli aspetti del carattere che si fa sempre fatica a controllare, a tenere a bada.
Che sia ad una svolta lo sento perchè succede sempre quando mi ammorba la mancanza di tempo.

Certo è che, dopo la doppia curva in discesa nel verde, avvisterò da lontano casa e io e Violetta saremo felici.


Rigurgiti

Guardo la gente in versione balneare. Brutta visione, soliti gesti goffi. Camminano sgraziati conciati come pagliacci.

In spiaggia c’è un cestino ogni 20 km. Fa caldo. Un tedesco paonazzo prende dal frigo portatile una bottiglia di birra.La stappa e la ingurgita. Sembra tutto tranquillo. Le carte dei gelati svolazzano rotolando sulla sabbia rovente. Riempiamo anche il vento di rifiuti. Anche nel mare ci sono rifiuti: abbiamo raccolto conchiglie e tappi di bottiglia. Pezzi di polistirolo galleggiano. Nessuno nota nulla. Nessuno ci fa caso. Si fa presto ad adattarsi ad un nuovo concetto di normalità. Si fa presto a fare l’abitudine all’odore di merda.

Portata da una raffica di vento, arriva ad un signore tedesco la carta di un ghiacciolo arancio. Proprio sullo smartphone. Si incazza. Una signorina scosciata legge le cinquanta sfumature di grigio. Ignora il marito. Lui si guarda attorno, assente. Siamo tutti qui. A che serve non lo so. Leggo i titoloni del quotidiano ed è lo sfacelo. Dallo spread alle stelle, al prosciutto marcio usato per il ripieno dei tortellini, dai roghi dolosi dei soliti ladri ai profughi siriani.
I conti non mi tornano più. Così come le evidenti contraddizioni della nostra epoca. Una mamma rincorre suo figlio che cerca di guadagnarsi la riva. Lei gli grida: non puoi ancora fare il bagno, se aspetti buono poi ti compro il gelato. Come si educa ad essere oggetto di scambio.
Accendo una sigaretta. Mia figlia sta correndo sulla sabbia rovente. Suo papà la tiene per mano.Li vedo da lontano. Lei mi cerca con lo sguardo. Aspetto che si avvicini. Aspetto che mi scorga per vedere il suo sorriso allargarsi.


Giocate!

Franco Bolelli
Giocate!

Mi ha molto colpito questo libercolo di una manciata di pagine. Mi ha colpito perchè è pieno di gioia ed è scritto da una mente libera, aperta, indipendente. Mi ha colpito la capacità di non farsi influenzare da assurdi stereotipi e per l’energia positiva che sa trasmettere. Ne riporto alcuni passi.

“Giocate!” è un appello, un incitamento motivazionale, un richiamo appassionato, uno slogan evolutivo. Qualcosa di scanzonato e gioioso, quanto assolutamente serio.
Quando dico “giocate!”, non sto affatto parlando di disimpeganta futilità, beata innocenza, spensierati passatempi. Niente hobby, niente castelli in aria, niente mondo svagatamente visto con occhiali rosa. Giocare non è una cosa che si fa nella stanza apposita e in un orario definito: giocare è un’attitudine verso la vita intera. Perchè se il gioco resta confinato dentro un perimetro illusorio e consolatorio al riparo dal mondo, allore è soltanto un gioco: ma se è un modello mentale e comportamentale, allora la nostra stessa forma di relazione con il mondo ne sarà rafforzata.

[…]
“Un bambino deve imparare che non è il centro del mondo”. Quando sento qualcuno che dice così non riesco a trattenere uno sguardo sprezzante, anzi proprio vorrei fargli male, molto male. Perchè se tuo figlio non si sente il centro del mondo, tu sei un genitore fallito. Perchè se non si sente il centro del mondo quando è piccolo, è probabile che da grande farà molto piu felici gli spacciatori di rassicurrazioni ideologiche, spirituali, sociali, psicanalitiche, che non le persone intorno al lui (quanti guai – .individuali e antropologici – scaturiscono da una labile autostima). E poi perchè se non lo metti al centro del mondo, qual bambino che l’hai fatto a fare?

[…]
Il tuo bambino deve sentire di essere sempre e comunque il centro del tuo mondo. Il tuo bambino deve sentire – a ogni gesto, a ogni respiro – che la sua vita è inestimabilmente importante. Qualunque altra considerazione viene dopo, molto dopo.

..Perchè se fin qui vi è passato per la mente che io stia proponendo di allevare bambini egotici, vuol dire che non mi sono spiegato. Contrariamente a tante discipline spirituali, filosofiche ed educative che predicano l’annullamento, la sublimazione, il soffocamento dell’ego, non trovo nulla di sbagliato nella sovrabbondanza del senso si sè.

[…]
Quando sostengo, anzi proclamo, che un bambino deve essere il centro del mondo, quello che voglio dire non è affatto di separarlo dalla realtà esterna, ma di nutrire la consapevolezza di sè e del mondo esterno.Nessuna contraddizione: credo che proprio chi è allenato a percepire con naturalezza se stesso come eccezione sarà alla fine più disposto a riconoscere anceh agli altri la loro personale eccezionalità.

[…]
Il motivo per cui credo che la politica non meriti tutta l’importanza che, soprattutto da queste parti, le viene attribuita è che noi facciamo politica nelle nostre scelte e nei gesti quotidiani, facciamo politica se inventiamo qualcosa e se suscitiamo energie intorno a noi, facciamo politica se nutriamo relazioni forti e – eccoci qui – se cresciamo bene i bambini. Si chiama politica evolutiva, politica vitale: questa sì che è dannatamente appassionante. Moltiplicate le ore del giorno per il numero di persone che spendono tempo ed energia nel non entusiasmante campionario della politica e avrete una vera e propria strage di potenziali risorse umane.

[…]
Se c’è una cosa che va trasmessa ai bambini è questa: il senso di responsabilità e il senso del gioco, insieme, mano nella mano.

[…]
Al rapporto con un mondo spesso spiacevole, un bambino lo prepari facendolo sentire giorno per giorno sempre più sicuro di se stesso. Perchè senza questa spinta motivazionale, i desideri e i sogni dei bambini invece di prendere slancio si ripiegano su se stessi, si riducono a tristissimi “vorrei ma non posso”. Per desiderare davvero ci vuole carattere, determinazione, una certa volontà di potenza. E ci vuole qualcuno – un padre e una madre – che il carattere lo alleni, lo ottimizzi, lo valorizzi.

[…]
Alla fine non si educa mai educando: si educa trasmettendo passione, eccitazione, voglia di migliorarsi. Si educa quando l’educazione è spinta dal vento di una forte energia motivazionale. Non si educa indossando i panni dell’educatore e costringendo un bambino in quelli dell’allievo: proprio come il miglior guerriero è quello che – attrezzato per la guerra – vince senza combattere, allo stesso modo il miglior educatore vince quando più si allontana dal suo ruolo, quanto meno ciò che insegna si pretende regola normativa, sapere sistematico cui un bambino dovrebbe adeguarsi.