Archivi del mese: ottobre 2012

Camminare, parlare, pensare.

Un estratto brevissimo d “L’educazione dei figli”, R. Steiner.

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Nebbiolina sui campi.

Nebbiolina sui campi. Così si è presentata stamattina la campagna circostante con fare inaugurale. Voleva proprio mettersi in mostra. Eccola lì, è la prima volta quest’anno. I campi spogliati del granturco settimane fa, offrono la terra come giaciglio alla nebbiolina che li carezza quasi, rassicurante, rimanendo però sospesa. Quella foschia densa, sa di inverno imminente.
L’umidità bagna strada, auto, cancellate. L’aria fresca fresca può essere fumata come in ogni vero autunno che si rispetti. Quando arriva quella nebbiolina sui campi, so che non potrei mai andarmene da qui.

I colori cominciano a tingersi di tutte le tonalità che vanno dal marrone al rossiccio, per ora è una mescolanza di verdi anche se ormai già rassegnati al tramutarsi. Un paesaggio da bere. Da mangiare. Da gustare assaporando il privilegio di essere qui, ad annusare la terra umida. Lontano dalla città.

In lontananza la cascina della gattaia. Davani un campo spoglio, un po’ assalito dalla sterpaglia. Al suo fianco sinistro, la maledetta roggia che si è trascinata fin lì’ il piccolo Milaos. Rabbrividisco rivedendo la scena del suo salvataggio. Spostando lo sguardo verso destra, la collina che ospita il paese con alcune case a fare da spartiacque. Gli alberi, i gelsi, lungo la stradina che sale. Fa freddo. Significa camino, legna, carta da giornale. Il cervello macchina, organizza, prevede. Si, sabato inaguro la stagione del camino, assolutamente.

 

 


Realtà.

Haruki Murakami
A sud del confine, a ovest del sole.

La nostra memoria e le nostre sensazioni sono troppo incerte e unilaterali e quindi, per provare la veridicità di alcuni fatti, ci basiamo su una “certa realtà”. Ma quella che per noi è la realtà, fino a che punto lo è davvero e fino a che punto è quella che noi percepiamo come tale?
Spesso è addirittura impossibile distinguere tra le due. Quindi, per ancorare nella nostra mente la realtà e provare che sia tale, abbiamo bisogno di un’altra realtà attigua che possa relativizzare la prima. Questa realtà attigua, però, necessita come base, a sua volta, di una terza. Questa catena all’interno della nostra coscienza continua all’infinito ed è proprio grazie a essa che noi esistiamo.

A un certo punto, però, può accadere che la catena si spezzi e ci faccia confondere: non capiamo più se la realtà si trovi da questa parte della catena o dall’altra.
In quel momento, ebbi la sensazione di qualcosa che si era spezzato. Chiusi il cassetto e cercai di dimenticare l’accaduto. Avrei dovuto gettare quel denaro fin dall’inizio, pensai, è stato un errore averlo conservato.


Morale.

Emanciparsi dalla moralità, è essere amorali?

E’ questo un periodo niente male. L’andamento tipico di alcuni meccanismi miei tipici fa uno spettacolo da circo molto divertente. Eppure non c’è molto che io possa fare.

Mi infastidiscono gli impegni, le date fisse, le decisioni irrevocabili. Tanto non riesco a rispettarli. Di che colore metto le mutande stamattina? “Non finisco niente” è un’insegna al neon che lampeggia sempre più spesso.

Poi mi innervosisce avere sonno, la sera, perchè è il tempo per me, per leggere, per scrivere. Invece è un periodo che sono stanca, alle dieci crollo. Mi sento tanto nonna pina…ma senza tagliatelle.

Mi infastidisce la gente, non sopporto guardarla, sentire i discorsi al bar, le solite menate di lavoro, di callosità fastidiose, di razzismi di varia portata. Stamattina al bar,  due donne parlavano di 50 sfumature de sta roba  grigia ecc. che dovrebbe essere letteratura erotica secondo alcuni. Un fenomeno letterario. Sono stata sul punto di invitarle a lettere la Grandes, oppure, facilmente  reperibile on line, Valerie Tasso.

 

Valerie Tasso
“Antimanuale del sesso”
No. C’era dell’altro. Credoci fosse un bisogno che prevaleva su tutti gli altri; c’era il bisogno di essere me stessa, un essere umano che si riconferma nella propria umanità sessuata, che vuole, tramite questa, sperimentare la sua condizione più profonda, i punti nodali del suo sistema affettivo, i limiti della corporeità el’odore dell’eccesso.
C’è un altro motivo, forse un po’ più difficile da spiegare, a sostegno della mia convinzione che«ho rapporti sessuali perché sono un essere sessuato», ed è che uscire da questa causa ultima significa entrare inevitabilmente in questioni morali, e ne abbiamo abbastanza che la morale si intrometta in questioni di sesso.

link: http://www.scribd.com/doc/64236658/Valerie-Tasso-ale-Del-Sesso


Irreale realtà.

E’ un pò come stare dentro ad una sorta di acquario. Ci sono cose che percepisco snodarsi nella realtà: mi sento nella realtà. Forse perchè ne fa parte ciò che riesco a controllare.

Poi ci sono altre cose, fatti, momenti, dinamiche che non fanno parte della realtà perchè sono una mia rappresentazione. Più che altro l’andamento di qualcosa che fa su e giù dentro di me. Quegli aspetti del carattere che si fa sempre fatica a controllare, a tenere a bada.
Che sia ad una svolta lo sento perchè succede sempre quando mi ammorba la mancanza di tempo.

Certo è che, dopo la doppia curva in discesa nel verde, avvisterò da lontano casa e io e Violetta saremo felici.


Niente Vittorini, ma Volo si?

Leggo quasi ogni domenica l’inserto de Il Corriere della Sera, La Lettura.

Alcune settimane fa mi sono imbattuta in un articolo che trattava di studenti e nuove tecnologie, forse perchè il ministro aveva buttato lì che ci voleva il tablet in classe. Voglio dire, la tecnologia deve essere presente ovunque? Non so, io credo di no. Cmq, detto questo, ci tenevo a proporre un piccolo richiamo ad un’intervista a Duccio Demetrio, docente di Filosofia dell’educazione all’Università Bicocca di Milano

Fa notare che “la deconcentrazione continua è una vera patologia: i ragazzi sono sottoposti a ripetuti attraversamenti di altri linguaggi”.
Poi aggiunge: “nelle scuole superiori le occasioni per avvicinarsi alla lettura vengono affidate ai programmi tradizionali che oltretutto, per quanto riguarda la letteratura, non comprendono il mondo contemporaneo, quello che potrebbe interessare di più gli studenti. Perché non far leggere Ammaniti o la Tamaro o anche Volo? Perché non studiare iniziative semplici che coinvolgano gli studenti e i testi in modo attivo? Insomma dovremmo interrogarci su che cosa viene proposto per creare un’abitudine alla lettura”.
A me queste interviste fanno paura: voglio dire, niente D’Annunzio ma Ammaniti?

Niente Pavese, Montale, Svevo o Vittorini, ma Fabio Volo che è più semplice?

Con questo Demetrio, alla fine, un caffè lo prenderei, quanto meno perchè poi ci mette una pezza: “la lettura richiede solitudine, silenzio, ritorno alla propria intimità mentre la caratteristica delle nuove generazioni sembra invece il bisogno di relazionalità, di confronto pubblico”.

 

L’articolo: Spegnete sms e tablet, i ragazzi non sanno leggere. link.