My library

E’ proprio vero che le librerie personali sono tutte uguali.

Questa è firmata dal geniale Tom Gauld.

Libri, Librerie, Tom Gauld

 


Fiori al sole

ControluceImpera la natura,
anche senza di noi.


Aldo Busi.

“Scrivere è profanare, e i ricordi scritti sono ricordi persi”.
Da un’intervista apparsa su La Lettura, inserto del Corriere della Sera.
[...]
Il suo ultimo libro, E baci, l’ha dato alla Società editoriale il Fatto («nessun editore avrebbe avuto il coraggio di pubblicarlo») insieme a Sentire le donne che proprio in questi giorni sta rivedendo e che uscirà a maggio. Ma Busi non cerca un editore, almeno non per i nuovi romanzi, dal momento che conta di non scrivere più (l’aveva annunciato anche prima de El especialista de Barcelona, più di dieci anni fa). Ma non vuole essere paragonato ad altri grandi scrittori che recentemente hanno dato l’addio al libro. «Philip Roth doveva smettere vent’anni fa. Ha scritto certe ciofeche… Fa parlare le bidelle come se fossero uscite da Harvard». Smette di scrivere perché ha scritto abbastanza: «Ho vissuto tutta la vita con questa ossessione, dodici ore al giorno a scrivere e riscrivere, mai contento di me, sono contento di essermene liberato quanto di averla avuta. Tutto il resto è stato un riempitivo. Potevo essere casto, omosessuale, eterosessuale, marzianosessuale, non contava niente. Pur di scrivere mi sono ridotto a vivere: è una grande verità. Altrimenti che racconti? Anche se la scrittura non è la sublimazione di niente. Certo, la mia è stata una vita ratée, mancata. Sul piano esistenziale non ho avuto relazioni, non ho avuto amori, non ho avuto neanche sesso, se ci rifletto, perché è stata una cosa mia, fra me e me. Piacendomi gli uomini, per trovarne uno che appagasse la mia estetica in fatto di virilità, ho dovuto ripiegare su me stesso, e non ho mai smesso di piacermi. Quando mi prendeva capriccio di un’orgia cambiavo mano».
Per leggere tutta l’intervista: qui

Atlante delle isole remote

“Atlante delle isole remote” di Judith Schalansky

Questo libro è un sogno attorno al mondo, nei meandri di isole sperdute, remote, irraggiungibili.

E’ un’idea regalo dalla quale stento a separarmi.

Qui c’è un’ottima recensione.


La sposa americana. Mario Soldati


Devo dire che qualche volta mi devo ricredere sull’utilità degli ebook. Io che ho già messo praticamente da parte il tablet, dato che leggere senza carta tra le mani è come fare sesso virtuale, devo dire che trovo on line un’offerta enorme, anche gratis, o quasi. Questo mi consente di saggiare, quindi di decidere cosa effettivamente acquistare.

Adesso ho “per le mani” questo ebook che ricordo di aver letto tantissimi anni fa, quando mi affidavo a ciò che c’era in casa da leggere e le librerie non erano ancora diventate il posto per me più bello al mondo (solitudine, tanti libri, silenzio). La copertina è esattamente come quella qui sopra.

Cosa c’era da leggere? Nella mia famgila non è che ci fossero – altri – divoratori di libri, solo che mia madre aveva un’attività in centro, accanto alla libreria più antica della città. Quando questa traslocò in un negozio molto più grande, svuotò i magazzini di una miriade di vecchi libri ingialliti e mia madre ne portò a casa centinaia. In effetti c’era una libreria molto spazionsa in soggiorno riempita quasi esclusivamente con angioletti, piccoli vasi e qualche album di fotografie. Ad un tratto avevo a disposizione libri di ogni tipo: dal saggio epico al romanzo, da Kundera a Levi, dai promessi sposi in edizione antichissima e illustrata a Il giovane Holden. Fece gioco una piccola operazione che mi costrinse tuttavia a letto per un lungo mese, in ospedale e a casa.

Tra quei libri c’era anche questo, La sposa americana che mi ha lasciato un ricordo offuscato da chissà quanti milioni di parole che lessi successivamente. Mi capita si, di trovarmi davanti ad un libro che ho sicuramente letto, tanto che me ne ritrovo in bocca il sapore, preciso, precisissimo, ma altrettanto annebbiato. Non mi ricordo gran che del storia che vi si narra, delle vicende e nemmeno molto bene dei personaggi. Ricordo solo che lo trovai splendido.

Forse non ci voleva molto per impressionare una lettrice in erba, ignorante, adolescente e piuttosto disadattata. Ecco perchè adesso non vedo l’ora di rileggerlo e di sorprendere magari qualche ricordo riaffiorare come un pesciolino che salta su improvvisamente. Ma si, qualche pagina me la concedo in pausa pranzo…. con il tablet naturalmente. (Tanto sono sicura che il libro è rimasto in quella libreria, a casa di mio padre).

Da La sposa americana. Mario Soldati
[......]
Pregare o fingere di pregare come avevo visto fare tante volte da uno sposo durante la cerimonia? Ma già il vecchio sacerdote sillabava la formula sacra e definitiva. Pochi attimi dopo era il momento del Sì.
E, in quel momento, mi voltai.
C’erano pochissimi invitati: compresi i testimoni e mia madre, solo sette. Perciò, voltandomi, mi accorsi dei due in più: di Vaclav e di lei, arrivati quando ormai avevamo rinunciato ad aspettarli, arrivati in tempo, e forse, per me, sarebbe stato meglio… Sciocchezze, superstizioni retrospettive! Vaclav, lo conoscevo di già. Ma Anna, la vidi per la prima volta in quell’istante. Ecco, posso dire soltanto questo: se fossero arrivati un istante dopo, forse avrei pronunciato un vero Sì, pensandoci: mentre invece pensai a lei, che finalmente avevo vista.
[......]


Giovedì dopo le cinque. A. Debenedetti.

Uno scrittore superbo, essenziale e diretto. Capace di raccontare attraverso l’essenziale, fuori dai denti, personaggi e vite con fluidità, leggerezza, geometrica analisi introspettiva. Il protagonista di Giovedì dopo le cinque, si ama subito. Un po’ con amarezza e un pò con comprensione, si arriva alla fine rapidamente di un romanzo perfetto nella misura delle pagine, delle parole, delle emozioni che mette in fila come per essere tagliate e metà dal suo coltello.

Giovedì dopo le cinque. A. Debenedetti.


Chissà perchè…

… passo ormai così poco tempo tra i blog. Mi piaceva tanto. Io che anni fa scoprii per caso che esistevano e che, grazie ad un collega paziente, capii come aprirne uno. E’ l’effetto allontantamento dalla rete frutto del rutto dei social.

Ci passo perchè mi fa un servizio simile all’rss. Si perchè almeno ho tutto su una “pagina”.  Poi mi sono stancata pure di questo e ora navigo nel limbo, piu che in rete.

Sono anche diventata un po apatica, dato ch enon mi va gran che di leggere cazzate di tutti coloro che credono che la libertà di accesso alla rete e a un qualsiasi “palcoscenico”, non è che da diritto a scrivere la propria opinione. Ma l’ego della gente deve essere davvero enorme. Lo dico con grande invidia, dato che a me l’hanno fatto piccolino piccolino.

Cmq, ho deciso che tra le vagonate di cose in sospeso ancora da fare, ci piazzo anche ricominciare a scrivere e cazzeggiare tra i blog.

Ne ho appena aggiunto uno tra i following. Mi è piaciuto moltissimo un post cui sono arrivata proprio da fb :) Si intitola Tutti dottori e sta qui


Poesia fotografata

Poesia fotografata


Cielo

image


El especialista da Strega

image


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 48 follower